Neve-cane-piede

Gli autori e i loro libri: Claudio Morandini

«Esistono mille modi di vivere la montagna, per fortuna. Questo è il mio: si sale a testa bassa, ci si ferma a curiosare sotto i sassi, dove brulicano creature minuscole e indaffarate, si finge di essersi persi (o ci si è persi davvero?), si ascoltano suoni strani o si annusano puzze meravigliose, accompagnati dalla sensazione di esserci già stati, da queste parti, chissà quando, chissà con chi. E si fantastica sempre su ciò che si nasconde al di là delle rupi, delle pieghe dei monti. La fantasia fa arrivare lontano, vince sulla fatica fisica e sulla forza di gravità o le vertigini, fa vedere volti nelle rocce, vitalità nelle cose inanimate. Il serpeggiare del sentiero è già una storia, a modo suo – evitate le scorciatoie, il bello sta proprio nel divagare.»

Claudio Morandini  lavora con le parole, a scuola e nella scrittura, ma cerca di mantenere separati i due mondi, per sentirsi più libero (a scuola, nella scrittura). Lo vedremo a Libra sabato 13 ottobre insieme a Laura Pariani e a Michele Marziani.

Le-pietreLe pietre
Tutto è in movimento in questo romanzo: sono sempre in giro gli abitanti del villaggio alpino di Sostigno, che salgono alle baite di Testagno e subito dopo scendono, in transumanze sempre più frequenti e frenetiche; si agita il fiume, anzi il torrente, che “certe anse se le inventa la notte, e la mattina le scopriamo come un regalo di Natale al contrario”. Soprattutto, si muovono le pietre.
Certo, la vallata si è formata su detriti, su instabile sfasciume: ma il dato geologico non basta a spiegare i bizzarri fenomeni che da decenni coinvolgono i paesani, quella specie di iperattività del mondo minerale che moltiplica le pietre nei campi, nelle case, ovunque. I sostignesi, però, non se ne lamentano troppo, anzi cercano di sfruttare l’esuberanza pietresca a loro vantaggio.
Gli eventi recenti si intrecciano con la storia passata dei coniugi Saponara, cittadini in pensione approdati in montagna: è proprio in una stanza della loro “Villa Agnese” che si sono materializzate dal nulla le prime pietre, accumulandosi giorno dopo giorno in un crescendo tra Ionesco e Buster Keaton.

 

Neve-cane-piedeNeve, cane, piede
È, per temi, situazioni, qualità dei personaggi, un breve romanzo di montagna, alla maniera degli scrittori svizzeri che alla vita sulle Alpi si sono dedicati, in particolare Charles-Ferdinand Ramuz.
Un vecchio montanaro, Adelmo Farandola, fa vita da eremita ed è probabilmente sulla via della demenza; vive in un alpeggio diroccato, in un vallone privo di attrattive e ingombro di detriti che d’inverno si riempie di neve ed è bloccato dalle valanghe fino alla primavera avanzata. Conduce un’esistenza quasi ferina, contento di quel poco che riesce a procurarsi come può. Per tenersi ancor più lontano dalla presenza degli uomini, d’estate sale a isolarsi in un bivacco in abbandono lontano da ogni giro turistico. Gli fanno compagnia, suo malgrado, un cane ciarliero, un giovane guardiacaccia, e le voci delle presenze che la sua mente genera nell’ozio dei lunghi mesi di isolamento invernale. Adelmo potrebbe continuare così fino alla morte, ma un giorno di primavera vede spuntare un piede d’uomo dal fronte di una valanga. Aspetta di saperne di più, e veglia su quel piede, lo difende dai corvi e dagli altri animali, perché qualcosa gli suggerisce che potrebbe aver conosciuto quel poveretto, o addirittura che potrebbe essere stato proprio lui, Adelmo, causa di quella morte.
Questa la vicenda principale, di cui si tace il finale.
Nonostante tutto ciò che è stato detto finora, Neve, cane, piede è un libro francamente comico.

 

Le maschere di Pocacosa

Di recente pubblicazione, Le maschere di Pocacosa è un libro per ragazzi. A Remigio, anche se ha dodici anni, le maschere fanno paura. C’è un motivo, però: quando arrivano i giorni di Carnevale, a Pocacosa tutti sembrano impazzire, e nascosti dentro mascheroni spaventosi minacciano, inseguono, distruggono, infieriscono, e sembrano avercela soprattutto con lui, che a scuola è il più bravo. Per proteggersi, Remigio scappa, su per il bosco, verso le cime; lassù, tra le montagne, troverà il modo di rifarsi, ma non subito: perché per tornare preparato deve imparare ad ascoltare i suoni della natura, percepire ogni odore, capire ogni verso degli animali e saper rispondere a tono, rimanere immobile fino a smettere di respirare e diventare invisibile. Non si tratta di vendetta, perché Remigio detesta le vendette, soprattutto da quando ha capito quanto sono infantili: la paura non è un’arma da usare contro gli altri, ma una sensazione che tutti dobbiamo provare e controllare… Una storia che profuma di boschi e libertà, che tratta con sensibilità anche il tema del bullismo. Un romanzo estroso, ricco e spericolato, che diverte e inquieta, trascina e meraviglia.